Trovo particolarmente distorsivo della realtà delle cose il testo dell’hasbarota Manfred Gerstenfeld, che appare sulla testata di propaganda online «Informazione Corretta». Non abbiamo né tempo né voglia per analizzare a fondo questo sconcertante e inquietante testo che pone paragoni impossibili e falsi. Le generazioni di meridionali che spinti dalla fame sono emigrati nelle Americhe si sono trovati davanti al dilemma: o ritornare al paese dopo pochi anni con il gruzzolo racimolato lavorando o rimanere sempre colà, diventando cittadini americani e ritornando spesso solo per fare la guerra contro la madrepatria in obbedienza al loro nuovo paese che con l’Italia entrava in guerra. Non sono mai stati una “quinta colonna” ai danni dello stato “ospitante”. La qualifica di “quinta colonna” non è qui data da me, ma emerge dal libro e dagli articoli di Gilad Atzmon sulle politiche identitarie ebraiche, dove il problema della doppia fedeltà è chiaramente posto. Esso diventa particolarmente grave in periodo di guerra. È da notare che ogni “ebreo” che con passaporto americano o europeo si reca in Israele assume immediatamente la cittadinanza israeliana ed ottiene non pochi benefici. Avraham Burg che ancora conservava il passaporto francese ha ben pensato di approfittarne e lasciare Israele, da lui definito “uno stato alla nitroglicerina”. Per non correre il rischio di riferire cose inesatte si rinvia al libro di Israel Shahak che tratta questi aspetti sulla cittadinanza e sul modo in cui è regolata. Shahak parla anche di un rapporto di “dipendenza” dei membri della “Diaspora” (cosiddetta, ma non vi è mai stata nessuna “dispersione”, come sanno gli storici): un ebreo che non viva in Israele sarebbe un ebreo di rango inferiore ed esiste un atteggiamento di superiorità da parte di quelli che risiedono in Israele, che possono mandare “ordini” alle loro quinte colonne. È anche singolare come a un non-ebreo che si converta al giudaismo e diventi cittadino israeliano si chieda espressa rinuncia alla cittadinanza originaria. Sempre Atzmon cita spesso Weizmann, quando dice che non esistono ebrei francesi, tedeschi, inglesi..., ma solo “ebrei” che si trovano a risiedere in Francia, Germania, ecc. Difficile immaginare tanto disprezzo per il paese in cui si vive e dove si occupano spesso posizioni di privilegio. Esiste insomma un possibile conflitto fra gli “ebrei” della «Diaspora» e i popoli presso i quali convivono non si comprende bene a quale titolo. L’hasbarota Gerstenfeld non solo non sembra averne nessuna consapevolezza, ma crede che addirittura l’«atipicità» possa costituire un “modello” da esportare. Davvero un mondo alla rovescia. Ogni emigrante che lascia con successo la sua terra di origine per trovare accoglienza e fortuna altrove, assume la cittadinanza del luogo dove ristabilisce i suoi interessi ed i suoi affetti. Con il tempo dimentica perfino la lingua del paese di origine ed i suoi figli neppure più la imparano. È normale. È logico. È giusto. Ma con la “Diaspora” ciò non avviene: ubbidiscono ad Israele anche contro lo stato e il popolo in cui risiedono. È normale? È giusto? È logico?
Antigiornale antisionista
Note critiche, possibilmente non polemiche e volgari, contro testate e siti sionisti, presenti sul web in lingua italiana. La documentazione e gli aggiornamenti sono saltuari e casuali. I testi possono essere rivisti e migliorati. Questo blog non è una testata giornalistica. I commenti inviati devono avere i requisiti di legge: pertinenza, continenza, veridicità ossia: Netiquette!
Il 28 gennaio 2009, dieci giorni dopo la conclusione nominale dell’Operazione “Piombo Fuso” (27 dicembre 2008 - 18 gennaio 2009) si tenne a Roma un Seminario sulla guerra israelo-palestinese, che ebbe come suo relatore principale Ilan Pappe. A domanda del pubblico, che gli chiedeva un parere sull’attribuzione al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dell’equiparazione fra antisionismo e antisemitismo, lo storico ebreo israeliano Ilan Pappe rispose che si deve essere antisionisti se non si vuole essere antisemiti. Da questa sua dichiarazione abbiamo tratto l’idea per questo blog e l’ID “Antisionista”. A questi concetti è da aggiungere l’analisi di Gilad Atzmon sulle politiche dell’identità ebraica, che dall’Inghilterra sta suscitando un interesse e dibattito crescente. Dal punto di vista teologico per noi il giudaismo è rappresentato da movimenti come Neturei Karta, da studiare, non assolutamente dal fanatismo sionista religioso che teorizza l’uccisione dei gentili e trova sostegno nel cristiano sionismo che corrompe il messaggio evangelico per avallare l’esproprio di terre e la pulizia etnica. Questo blog è un momento pubblico di studio e di critica politica e teologica, almeno finché le leggi e la costituzione vigente ancora lo consentono.
martedì 29 maggio 2012
lunedì 28 maggio 2012
Quale «ideologia suprematista»? - Il mondo alla rovescia nei “corretti commenti” sionisti: 1. Giovanni Quer.
Fra i “servizi” del sito di propaganda israeliana “Informazione Corretta” è ormai consuetudine affidare ogni settimana ad un sionista di provata fede il “commento” dei fatti della settimana, visti per l”appunto da un “corretto” punto di vista sionista. Poiché questi signori hanno un modo di ragionare e di vedere tutto loro – sono un mondo a parte, beninteso un mondo “eletto” e “superiore” al nostro – può essere istruttivo talvolta seguire le loro connessioni neurali. Se possibile, o almeno facciamo tutto il possibile, evitiamo la polemica, che con questi signori è sempre sconsigliabile. Ma poiché i loro testi sono accessibili a chiunque navighi in rete, dovrebbe essere lecito a chiunque farsene un’opinione e poterla anche esprimere. La premessa può sembrare oziosa, ma non è così: sono centinaia di migliaia le persone penalmente perseguite per il solo “reato” di essere di diverso avviso rispetto a ciò che la propaganda israeliana e le loro quinte colonne negli stati pretende di imporci come articoli di fede e come opzione politica obbligata senza contare le distorsioni e falsificazioni dei “fatti”, per l’appunto della settimana e di ogni giorno. Il signor Quer si presenta come il “giurista” del gruppo, suscitando invero spesso la nostra ilarità. Ma questa volta il tema non ha neppure una infarinatura giuridica. Si tratta invece di una terminologia che rovescia malamente concetti del libro di Gilad Atzmon, di cui parliamo spesso. È un libro concentrato sulle politiche identitarie del sionismo e da dove si ricava la piena comprensione della ideologia razzista e genocida, che è praticata in Israelem dove Atzmon è nato e vissuto fino a quando non ha deciso di abbandonare il paese. Atzmon teme fortemente la concreta possibilità di un conflitto nucleare dovuto propria alla follia che in Israele si trova al governo e dispone addirittura di armamenti nucleari, che dovremmo considerare leciti se posseduti da Israele e illeciti se si suppone altri vogliano dotarsene. In realtà, si tratta di un mero pretesto, come già i falsi armamenti di Saddam, per scatenare una nuova guerra di aggressione ad una potenza regionale, l’Iran, che finora non ne ha voluto sapere di sottomettersi al giogo Usrael. Questa la verità vera che può comprendere anche un bambino. Ma il “giurista” Quer commenta sionisticamente la stato del mondo nella settimana appena trascorsa, parlando di un “primatismo razzista e suprematista” attribuito... all’Iran (!), non ad Israele, come fa Atzmon, che equipara Israele allo stato nazista, per la sua dottrina del “Lebensraum” e per tante altre cose. Ed invece il sionista Quer pensa di applicare i concetti di Atzmon all’Iran, che mai in oltre cento anni ha mosso guerra a nessuno. Sarebbe utile una precisa definizione dell’«antisemitismo», se questa signore fosse in grado di fornircela e che leggeremmo con molta attenzione se ha valore scientifico e non è una collezione di contumelie come soltanto ha saputo fare Domenique Vidal. Esilarante l’esordio sulla «politica del dialogo», quando Israele pensa di avere un diritto divino a premere il grilletto ed è rotto ad ogni inganno per condurre a compimento il processo di pulizia etnica premeditato fin dal 1882 ed attuato in grande stile nel 1948, come (non noi) un altro ebreo israeliano documenta. Ancora più esilarante l’espressione: “una potenza che si credeva investita della missione del dominio ariano”, senza accorgersi che sta esattamente descrivendo l’«entità sionista»: basta che sostituisca “ebraico” ad “ariano”. E ciò era vero non solo prima che il nazismo fosse (1933-1945), ma ancora prima che Hitler nascesse. Mah! Quel che è certo e si può documentare è che ormai la quasi totalità dei media occidentali (carta stampata, televisioni, logorrea dei politici comprati e corrotti…) è parte integrante (non mero strumento!) di una guerra in atto, nella quale ci si vuole spingere a forza, rendendo responsabile l’uomo della strada di “crimini” di cui è del tutto ignaro ed impotente. Nel solo Iraq sono stati fatti oltre un milione di morti perché così è piaciuto all’«entità sionista». Ed adesso si vuol fare il bis con l’Iran. Non bastando la proprietà e il controllo della carta stampa e delle televisioni, massicci investimenti sono stati fatti anche nella rete, dove questo signore opera per conto della propaganda israeliana sul web italiana. Ma visto che siamo sul web il migliore commento al “corretto commento” è quello di Beppe Grillo, che con eguale posta in eguale data Lor Eletti Signori tentano di diffamare. Ecco il video ‘incriminato’ dove gli ascari di IC non sono in grado di lasciare un comment che abbia un soggetto ed un predicato ed un minimo di argomentazione razionale:
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| Assolutamente da leggere |
• Postilla: l’impudenza che non conosce limiti. – Sulla “pulizia etnica della Palestina” il discorso è di una semplicità unica. Gli abitanti autoctoni e millenari della Palestina furono massacrati e cacciati da gente che era da poco sbarcata e venuta da fuori: vengo e ti caccio e mi prendo quello che è tuo e cancello ogni tuo diritto e memoria. Ci si può arrampicare sugli specchi quanto si vuole, dando sempre più la sensazione della violenza, della sopraffazione, della menzogna, dell’inganno. Ed è curioso che proprio ai “profughi” palestinesi del 1948 si voglia negare quel “diritto al ritorno” che invece si riconosce a chi mai in quella terra a messo piede, ma si suppone che siano discendente dei “profughi” del 70 d.C. Risibile ed indecente!
giovedì 24 maggio 2012
Una vecchia nota di agenzia, del 2010, sul lobbismo parlamentare
Il mondo del sionismo e della sua penetrazione lobbistica in tutti gli ambiti della società e della politica, dell’economia e della produzione normativa, è così ramificato ed intricato che non basta una sola mente umana per tenerne traccia. Stavamo per cestinare questa vecchia nota di agenzia, che invece pare utile riportare tale è quale:
Parlamento: nasce il Comitato dei sostenitori di Israele
David Rotem David Rotem
Lucio Malan
ROMA, 2 apr - Nasce il Knesset Christain Allies Caucus in Italia, il Comitato dei sostenitori di Israele all'interno del Parlamento italiano. L'organismo (Kcac) verra' presentato mercoledi' 7 aprile alle 15 nella Sala Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, al termine di un incontro promosso dal segretario di Presidenza di Palazzo Madama Lucio Malan al quale partecipera' la delegazione del Knesset Christian Allies Caucus, guidata dal presidente David Rotem e composta dal direttore Josh Reinstein, da Orit Noked, vice ministro per l'Industria Commercio e Occupazione e dal Rabbino Benny Elon, presidente della International Israel Allies Caucus Fundation. Prendera' parte ai lavori l'ambasciatore d'Israele in Italia, Gideon Meir.
Costituitasi all'interno della Knesset nel 2004, il Knesset Christain Allies Caucus conta 17 deputati israeliani appartenenti a 5 differenti gruppi parlamentari. Attualmente il Kcac e' presente con proprie sezioni in 13 Paesi e all'interno delle istituzioni dell'Unione europea.
L'obiettivo del Christian Allies Caucus e' quello di costruire linee dirette di comunicazione tra i componenti della Knesset e esponenti politici cristiani in tutto il mondo, allo scopo di sviluppare le relazioni giudaico-cristiane sulla base dei valori comuni e a sostegno dello Stato di Israele, luogo d'origine sia dell'Ebraismo, sia del Cristianesimo.
(ASCA, 2 aprile 2010)
Da allora il progetto è andato avanti né del resto era nato allora, se un ritornello che si trova spesso nei libri di Noam Chomsky suona all’incirca così: “meglio investire in un politico, che in un carro armato”. Se si vanno ad analizzare le composizioni dei parlamenti americani, inglesi, francesi, tedeschi ed anche italiani, si trova una presenza che non può non impensierire il popolo ignaro che pensa di essere sovrano ed è invece solo bestiame umano, di cui altri fa uso e abuso, certi che mai vi sarà reazione alcuna. Infatti, in un episodio credo riportato nel libro di Mearheimer e Walt, un parlamentare americano richiesto del perché avesse sposato gli interessi sionisti, spiegava che la cosa comportava per lui evidenti e tangibili vantaggi, mentre dall’altra parte non vi erano reazioni di controinteressati: ecco svelato uno dei “misteri” della cosiddetta democrazia, basata sulla rappresentanza parlamentare. Chi ha i soldi per comprarsi un deputato, se lo compra. Quelli che votano (se votano), in realtà sono dei numeri che non contano nulla, non hanno voce, sono “segreti” ed anonimi, non hanno un volto e se parlano o protestano vi è anche in rischio che finiscano in prigione. Se si vanno ad analizzare i momenti genetici della produzione normativa – ad esempio da noi la legge Mancino nonché le memoriali – si vede come il diritto stesso diventa strumento di oppressione, i cui esecutore tecnici sono i tanto decantati e mitizzati signori Giudici, in realtà burocrati cui è delegata l’esecuzione delle di Leggi prive di qualsiasi maestà.
giovedì 17 maggio 2012
I Protocolli di Tolosa ed il «razzismo» secondo Dominique Vidal. – Sulla recezione in Francia del libro di Gilad Atzmon
Appunto perché si tratta di un libro serio oltre che coraggioso, ogni critica che si riesca ad esprimere sul libro di Atzmon, uscito in traduzione francese, sarebbe assai interessante. Ma è difficile trovarne di critiche filosoficamente fondate. È invece facile leggere insulti, demonizzazioni, ostracismi. È il caso di un lungo post (testo e commenti) di Dominique Vidal, che evita di confrontarsi con il libro di Atzmon, ora disponibile in lingua francese. Il titolo ad effetto, scelto da Vidal per il suo post, è tanto ingiusto quanto elusivo delle questioni poste da Aztmon: Le protocoles de Gilad Atzmon, risalente all’11 aprile 2012. Una reazione a tono viene da un altro blogger francese, Jonathan Moadab, che titola: «Si Gilad Atzmon est antisémite, alors je le suis aussi!», dalle pagine virtuali del blog “Gazette d’un Robespierriste” del 14 maggio 2012. In effetti, è impossibile non essere d’accordo con Atzmon, se non si riescono a trovare valide contro-argomentazioni al suo libro che in 200 pagine spazza via tonnellate e tonnellate di propaganda sionista e di pregiudizi sedimentati nelle forme e nelle sedi più disparate. Ed invece cosa sa dire il signor Dominique Vidal, il cui curriculum si può leggere nell’edizione francese di Wikipedia? Per quel che vale questa fonte di informazione, si legge che sarebbe Vidal autore «d'une synthèse des travaux des nouveaux historiens allemands sur la Shoah». È appena il caso di ricordare che la ricerca storica sulla “Shoah” non è libera né in Germania né in Francia e la galera è dietro l’angolo per chiunque voglia interessarsi di questa materia fuori dai canoni consentiti e imposti per legge. Ragion per cui quando Vidal dice che una certa “opinione” è un “delitto”, la frase suona sinistra e lascia intendere una delazione pronta dietro l’angolo. Nessuno sarà così incauto da mettersi a discutere con lui, magari lasciandosi ingannare da sue apparenti riserve critiche verso la legge Fabius-Gayssot. Anche se non lui direttamente, tanti altri sono pronti a fare il lavoro sporco. Ecco le sue testuali parole, con le quali il francese Vidal crede di poter liquidare il libro di Atzmon:
Gilad Atzmon me propose de discuter de ses «idées»: je ne le ferai évidemment pas. À mes yeux, le racisme, quels qu’en soient la cible et le prétexte, ne représente pas une opinion, mais un délit. Il ne se débat pas, il se combat.
Dominique Vidal
La risposta ci appare del tutto inaccettabile sotto molteplici aspetti che tenteremo di illustrare brevemente, evitando di ritorcere contro lo stesso Vidal l’accusa di «razzismo». Intanto, non è qui che possiamo trovare una critica filosofica al libro, se ne siamo alla ricerca. All’inettitudine omissiva si aggiunge una vera e propria carognata, richiamandosi egli positivamente ed in appoggio ad una stranissima reazione al libro di Atzmon venuta nientepopodimeno che dagli attivisti del BDS ovvero gli ultimi che potevano avere interesse ad un attacco ad Atzmon. Per costoro si potrebbe credere, se non fosse del tutto assurdo pensarlo, che stiano facendo il gioco del Mossad e che siano al loro servizio. Naturalmente, è del tutto assurdo e quindi assolutamente da escludere. Ma è deplorevole come essi non capiscano che se vogliono uscire dalla subalternità della loro lotta ed opposizione, debbono accogliere e sviluppare nei suoi aspetti pratici proprio le tesi contenute nel libro di Atzmon, che per quanto ci riguarda abbiamo letto e riletto nell’edizione inglese, leggeremo in quella francese e quando sarà finalmente uscita ˇedizione italiana, lo leggeremo anche in italiano, per averne la massima intelligenza possibile. Ogni discussione intorno al libro – qui mancata – è però egualmente importante ed utile ai fini della comprensione: il contenuto di un libro si prolunga e proietta nelle discussioni che suscita e nella sua recezione lungo il corso degli anni. Il peggio che possa passare ad un libro è di restare ignorato del tutto o in parte: fortunatamente non è il caso del testo di Atzmon, che già nei primi mesi ha scatenato un dibattito furibondo. Di certo, per quanto ci riguarda, dunque, non abbiamo bisogno degli estratti di Vidal, che saltiamo e che egli espone come fossero corpi di reato senza nulla intorno ad essi. Immagina forse che leggendoli un lettore pensi subito quello che lui pensa, si stracci le vesti e si metta a gridare al... “delitto”!
I firmatari palestinesi della Lettera ad Atzmon – maturata in ambiente americano e analizzata da Roger Tucker – dovrebbero capire, magari con l’aiuto del libro di Gada Karmi, come tutta la forza dell’«entità sionista» che opprime il popolo palestinese (che loro dicono di rappresentare) poggi su due pilastri portanti ed essenziali: per un verso sul complesso di colpa alimentato negli europei dalla legislazione repressiva sulla Shoah e per l’altro sulle assurdità dei cristiano sionisti americani, la cui teologia politica fa sorridere ogni cattolico che abbia fatto un modesto corso di catechismo nella sua parrocchia. Il libro di Atzmon con la sua analisi delle politiche identitarie ebraiche libera non solo i palestinesi dalle loro catene, ma soprattutto i popoli europei ed americani. Si tratta comunque di un caso interessante di cui dovremmo occuparci ancora, per comprendere le ambiguità interne ai movimenti di solidarietà verso il popolo palestinese. Sbaglia del tutto Vidal se crede che il libro di Atzmon sia rivolto ai «simpatizzanti» della causa palestinese, che sarebbero indotti in errore. Nessuno potrà aiutare i palestinesi se per un solo istante dismetteranno la loro resistenza e la loro lotta o si lasceranno ingannare da un “processo di pace” che è in realtà il processo della loro lunga agonia, magari aiutata da quelli che Atzmon ci ha ormai insegnato a chiamare “antisionisti sionisti”, alquanto inferociti per essere stati scoperti. Il libro di Atzmon riguarda principalmente la coscienza europea e la sua percezione dell’ebraismo, una coscienza che è stata violentata e tenuta sotto continuo ricatto dalla fine della guerra ad oggi. I palestinesi si ritroveranno liberi, quando gli europei avranno liberato se stessi da un complesso di colpa che non ha ragion d’essere anche per un fatto generazionale e che è mantenuto in vita da una Inquisizione che trova i suoi amministratori nelle sedi più disparate e fra personaggi che vogliono stare al di sopra di ogni sospetto.
Se dunque non si vuole attribuire ad incapacità la mancata risposta, forse si tratta del timore che una diffusa consapevolezza delle verità o «idee» contenute nel libro di Atzmon ponga fine ad una soggezione servile che per troppo tempo ha gravato sulle teste dei cittadini europei ed americani, vuotando anche le loro tasche. Basterebbe un solo istante per illuminare le menti. Ha un bel dire Vidal ai suoi corrispondenti che essi «ne voient apparemment pas qu'ils jouent avec le feu». Questi gli rispondono prontamente «que l'UJFP aussi joue avec le feu d'une certaine façon...» ossia che la carta della repressione, dell’insulto, della demonizzazione, della galera per chi la pensa diversamente possono alla fine aprire gli occhi ai più e tutto d’un colpo come un fulmine che squarcia le tenebre. I problemi posti da Atzmon sono seri e serie nonché rispettose dovrebbero essere le risposte.
I firmatari palestinesi della Lettera ad Atzmon – maturata in ambiente americano e analizzata da Roger Tucker – dovrebbero capire, magari con l’aiuto del libro di Gada Karmi, come tutta la forza dell’«entità sionista» che opprime il popolo palestinese (che loro dicono di rappresentare) poggi su due pilastri portanti ed essenziali: per un verso sul complesso di colpa alimentato negli europei dalla legislazione repressiva sulla Shoah e per l’altro sulle assurdità dei cristiano sionisti americani, la cui teologia politica fa sorridere ogni cattolico che abbia fatto un modesto corso di catechismo nella sua parrocchia. Il libro di Atzmon con la sua analisi delle politiche identitarie ebraiche libera non solo i palestinesi dalle loro catene, ma soprattutto i popoli europei ed americani. Si tratta comunque di un caso interessante di cui dovremmo occuparci ancora, per comprendere le ambiguità interne ai movimenti di solidarietà verso il popolo palestinese. Sbaglia del tutto Vidal se crede che il libro di Atzmon sia rivolto ai «simpatizzanti» della causa palestinese, che sarebbero indotti in errore. Nessuno potrà aiutare i palestinesi se per un solo istante dismetteranno la loro resistenza e la loro lotta o si lasceranno ingannare da un “processo di pace” che è in realtà il processo della loro lunga agonia, magari aiutata da quelli che Atzmon ci ha ormai insegnato a chiamare “antisionisti sionisti”, alquanto inferociti per essere stati scoperti. Il libro di Atzmon riguarda principalmente la coscienza europea e la sua percezione dell’ebraismo, una coscienza che è stata violentata e tenuta sotto continuo ricatto dalla fine della guerra ad oggi. I palestinesi si ritroveranno liberi, quando gli europei avranno liberato se stessi da un complesso di colpa che non ha ragion d’essere anche per un fatto generazionale e che è mantenuto in vita da una Inquisizione che trova i suoi amministratori nelle sedi più disparate e fra personaggi che vogliono stare al di sopra di ogni sospetto.
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| Silvia Cattori |
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| Jacob Cohen |
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| Ali Abunimah, primo firmatario |
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| Gilad Atzmon |
«Avec des “amis” comme ça, les Palestiniens n’ont pas besoin d'ennemis!».
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| Laurent Fabius |
Or bene, noi non crediamo alla possibilità etica del razzismo nella misura in cui un uomo (anche il più antipatico e detestabile) resta sempre un uomo per l’altro uomo e giammai un cavallo o una gallina: nessuno ch’io sappia si accoppia con un cavallo o una gallina per trarre diletto sessuale e generare prole. Se sotto il nome di “razzismo” vogliamo giustamente combattere ogni discriminazione e violazione della dignità umana, noi europei dovremmo guardare al presente ciò che accade nella Palestina occupata da “coloni” – e non solo coloni, come giustamente insegna Aztmon – sbarcati dall’Europa. Dovremmo anche smetterla di correre dietro a conigli di pezza o lasciarsi irretire da un mondo di spettri, come fa il nostro “uomo” che esordisce con Tolosa. Se non è un false flag affidato ad un disgraziato già nelle grinfie dei servizi segreti, resta un modesto fatto strumentale. Fino ad oggi il nome Dominique Vidal ci era del tutto ignoto, ma non ci piace nessun uomo che dice ad altro: io con te non parlo. Non so quale nozione di “razzismo” egli abbia, ma se non si trova qui l’essenza di ogni razzismo, allora il termine è uno di quei concetti polemici che non significano nulla e servono solo per una moderna caccia alle streghe.
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| Jean-Claude Gays |
Le Olimpiadi del servilismo
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| Pierluigi Battista, premiato da Israele |
Fresco di premio, Piggi Battista si esplica in un nuovo pezzo sul “Corriere di Sion”. Se la prende con gli organizzatori dei giochi olimpici di Londra per non essersi dimostrati ancora più servili di quanto non abbiano fatto dedicando a SION addirittura il Logo dei giochi stessi. Come se non bastasse hanno perfino sconvolto la geografia, portando Israele in Europa e lasciando la Palestina in Asia. Infatti, come è stato appurato, per non far passare Gerusalemme come capitale dichiarata della Palestina, quest’anno ammessa ai giochi, e in forza di diritto internazione Tel Aviv come capitale dello «stato ebraico-sionista» di Israele, hanno abolito per tutti gli stati l’indicazione della capitale e promosso Israele in Europa. Mai si era visto tanto servilismo. Ma per Piggi Battista non è ancora sufficiente: ci voleva il minuto di silenzio per i morti (solo 11) delle Olimpiadi di Monaco: le Olimpiadi di Londra che ricordano quelle di Monaco! Forse oltre che servili, gli organizzatori di Londra non sono stati ancora tanto ottusi da non capire che a lungo andare dei “Giochi” non sarebbe rimasto più nulla, a piegar troppo la schiena o a urtare troppo l’altrui sensibilità e intelligenza. Naturalmente, per la zucca di Piggi non passa neppure per un istante che morti per morti uno potrebbe pensare che abbia più senso non uno ma due minuti di silenzio per i 1400 morti di Piombo Fuso, o per quelli della Mavi Marmara, o per quelli della Nakba, o per gli innumerevoli “omicidi mirati” o per i noti e ignoti “piani di decapitazione”, o in ricordo del povero Mordecai Vanunu, che fece sapere al mondo dell’esistenza dell’atomica israeliana, oggi divenuto un segreto di Pulcinella. Vanunu fu con l’inganno fatto uscire da Londra ed attirato a Roma, dove fu rapito ed impacchettato e spedito nello stato “ebraico-sionista”, dove è tuttora sorvegliato a vista, avendo già deciso che non conveniva all’Hasbara spedirlo direttamente al creatore… Bah! Al “Corriere di Sion” sono proprio convinti di avere a che fare con Lettori di bocca buona. Ma forse lo scopo di Piggi è solo quello di ottenere un altro ambito Premio per la sua devozione alla causa di Sion!
• Postilla. – Potrebbe essere una specie di censimento del grado di infiltrazione della propaganda sionista fare una elencazione dei quotidiani e dei giornalisti che gridano allo “scandalo” che è tale solo per loro. Ma è cosa troppo scontata e vanamente dispendioso il prestarvi attenzione. Vi è solo da sperare con Beppe Grillo che questo genere di stampa e di giornalisti embedded abbiano i giorni contati, anche se su internet occorre fare i conti con l’esercito dei troll mobilitato da Tel Aviv. Per un blogger esperto non è però difficile riconoscerli e neutralizzarli. Sulla formazione dei “monopoli mediatici” si legga questo interessante articolo in “Come don Chisciotte”.
martedì 15 maggio 2012
Cronache dell’Anticristo: la “redenzione mediante il peccato”. - Da Sabbatai Zevi e Jacob Frank al sionismo. - Nel 64° anniversario della Nakba e della Fondazione dello Stato di Israele
Oggi ricorre l’anniversario della Nakba, ossia della più criminale pulizia etnica della nostra epoca, che è viva e attuale e presente e i cui attori sono a piede libero. La tragedia altrui, anche del nostro nemico, richiede sempre il rispetto da parte di chiunque appartenga al genere umano: non è possibile ed ammissibile l’irrisione. Del «nazismo» o del «fascismo» o perfino dell’inesistente «nazifascismo» ci viene inflitta una “narrazione” da parte di un regime che non è mai stato capace di conquistarsi una propria legittimità, ma che ha dovuto fondarla sulla delegittimazione dei governi precedenti, cessati non per la sovrana volontà dei loro cittadini, ma per mera possanza delle armi, non sempre al servizio del Bene. Questi armi – ormai ogni persona di buon senso lo può dire – non hanno instaurato il regno del Bene, del Diritto, della Giustizia che prima non esisteva, ma hanno essi stessi superato tutto il Male, l’Illegalità, l’Ingiustizia che la loro propaganda e la loro storiografia partigiana ha attribuito al Nemico sconfitto. E si badi bene: noi siamo nato dopo. E nessun cialtrone può farci viaggiare nel tempo e farci nascere prima di quando siamo effettivamente nati per renderci responsabili per fatti che mai avremmo potuto compiere. Ho sempre detto che “fascismo” e “nazismo” sono definitivamente cessati nel 1945 e che chiunque si professi o venga tacciato di essere “fascista” o “nazista” compie o gli è attribuito un falso storico. Ma sulla propaganda terrorista questi signori hanno vissuto e continuano a prosperare. Dice un grande pensatore: «Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri... Ma essi hanno vissuto sempre cosi». Proprio lo stato di Israele, di cui Cartolina celebra i fasti è l’esempio più eclatante della distruzione di qualsiasi parvenza di diritto internazionale, di giustizia, di eticità. Su questo non vogliamo ora stancamente ritornare. Introduciamo invece un nuovo tema, il cui spunto ci viene dato da un libro, appena letto, di Maurizio Blondet: Cronache dell’Anticristo. Giunge, in questi ultimi mesi, opportuno il libro e l’analisi di Gilad Atzmon, già tradotto dall’originale inglese in lingua francese e che ancora tarda nella traduzione italiana. È giusto indicare le nostre fonti. Direi che il concetto centrale, ricavabile dal libro di Blondet, e con il quale meglio si possono capire le assurdità dell’Hasbara è il concetto di “redenzione mediante il peccato”, da non confondere con la redenzione cristiana, teologicamente fondata sul sacrificio di Cristo in croce per la redenzione dei nostri peccati. Qui invece si vuole il Male per il Male, per conseguire il Regno sionista che è di questo mondo. Quindi, rimangono inconstestabili la pulizia etnica, i massacri, le uccisioni, i furti, le umiliazioni inflitte alla popolazione palestinese, ma è proprio questo che vogliono. È ingenuo da parte nostra pensare che si tratti di “errore” morale da parte di un “peccatore”, che si può sempre redimere e resta sempre cristianamente suscettibile di “perdono”: vogliono ed hanno sempre voluto e sempre vorranno quello che hanno fatto e che per noi non può essere che il Male. La “pulizia etnica della Palestina” per noi è di assoluta evidenza e non ha alcuna giustificazione etica o giuridica possibile. È grottesco quanto contrario ad ogni evidenza fattuale pretendere e voler dar ad intendere che sulla Mavi Marmara i morti ammazzati, le persone inermi prese di assalto nel cuore della notte, siano stati essi gli aggressori, mentre i loro assassini sarebbero stati gli aggrediti: al confronto la favola del lupo e dell’agnello è una lirica innocente. Ancora più allucinante è lo spettacolo di un milione e mezzo di persone rinchiuse come in un grande stadio, dove un esercito armato di tutto punto massacra quanti sono imprigionati, mentre il mondo cosiddetto civile se ne sta a guardare e sembra bersi le indecenti bugie dei media... Tutto questo è concettualmente e moralmente assurdo. Se vogliano davvero capire quel che succede, dobbiamo seguire un’altra strada, tenere altri discorsi. Siamo nel campo della Teologia Politica i cui temi sono alquanti complessi.
• Postilla 1: quale “reputazione”? – Se andiamo bene a ricostruire l’«immagine» di Israele, troviamo un’incredibile investimento finanziario e politico nell’acquisizione dei canali di informazione e formazione della cosiddetta “opinione pubblica” ovvero “pubblicata”. Per liberarsi di successivi e ripetuti depositi di ideologismi e pregiudizi inoculati nelle nostre menti basta però ricondurre le cose alla loro logica e percezione elementare. Ad esempio, proviamo di essere seduti in una panchina ne parco. Arriva qualcuno, si siede al fianco senza neppure chiedere permesso e quindi con uno spintone ci butta fuori della panchina. È quanto in forma assai più brutale e cruenta è andato succedendo in Palestina per lo meno dal 1882. Il diritto “originario” alla panchina sono chiacchiere che restano tali, malgrado una propaganda incessante consapevolmente orientata all’inganno. Nel link si noti l’uso del termine «dichiarazione» con la quale i capi sionisti portarono a compimento il loro piano con una «dichiarazione» unilaterale e la si confronti con la rigida opposizione a che oltre 60 anni dopo anche lo «stato palestinese» di Abu Mazen procedesse con analoga “unilateralità”. Non è alla logica che ci si deve rivolgere per avere intelligenza delle cose, ma alla teologia politica.
• Postilla 2. – Piuttosto vuoto di contenuti il commento di Cartolina, come del resto nella sua norma. Intanto, non è vero che non vi è stata nessuna commemorazione in Italia della Nakba. Per chi abita in Roma ieri pomeriggio era deviato il traffico per chi doveva passare per Piazza dell’Esquilino, dove appunto era in programma una commemorazione che avrebbe dovuto durare fino a tardi. Sono in attesa di notizie. Inutile aspettarsele dal tg e dai media sotto controllo israeliano. È da ricordare che la Memoria della Nakba è divenuta un “reato” a partire dallo scorso anno. Chissà che un simile reato non venga introdotto anche nelle “colonie” d’Europa. Certamente, vi sono molti gruppi e persone che oramai conoscono questa ricorrenza, la Nakba, per la vale viene imposta la legge dell’Oblio non solo in Israele, ma si vorrebbe anche in Italia e in Europa, che di certo non mancano di problemi, uno dei quali è l’aumento costante dei carburanti, in Italia il più caro d’Europa, un grazioso regalo di Israele.
• Postilla 1: quale “reputazione”? – Se andiamo bene a ricostruire l’«immagine» di Israele, troviamo un’incredibile investimento finanziario e politico nell’acquisizione dei canali di informazione e formazione della cosiddetta “opinione pubblica” ovvero “pubblicata”. Per liberarsi di successivi e ripetuti depositi di ideologismi e pregiudizi inoculati nelle nostre menti basta però ricondurre le cose alla loro logica e percezione elementare. Ad esempio, proviamo di essere seduti in una panchina ne parco. Arriva qualcuno, si siede al fianco senza neppure chiedere permesso e quindi con uno spintone ci butta fuori della panchina. È quanto in forma assai più brutale e cruenta è andato succedendo in Palestina per lo meno dal 1882. Il diritto “originario” alla panchina sono chiacchiere che restano tali, malgrado una propaganda incessante consapevolmente orientata all’inganno. Nel link si noti l’uso del termine «dichiarazione» con la quale i capi sionisti portarono a compimento il loro piano con una «dichiarazione» unilaterale e la si confronti con la rigida opposizione a che oltre 60 anni dopo anche lo «stato palestinese» di Abu Mazen procedesse con analoga “unilateralità”. Non è alla logica che ci si deve rivolgere per avere intelligenza delle cose, ma alla teologia politica.• Postilla 2. – Piuttosto vuoto di contenuti il commento di Cartolina, come del resto nella sua norma. Intanto, non è vero che non vi è stata nessuna commemorazione in Italia della Nakba. Per chi abita in Roma ieri pomeriggio era deviato il traffico per chi doveva passare per Piazza dell’Esquilino, dove appunto era in programma una commemorazione che avrebbe dovuto durare fino a tardi. Sono in attesa di notizie. Inutile aspettarsele dal tg e dai media sotto controllo israeliano. È da ricordare che la Memoria della Nakba è divenuta un “reato” a partire dallo scorso anno. Chissà che un simile reato non venga introdotto anche nelle “colonie” d’Europa. Certamente, vi sono molti gruppi e persone che oramai conoscono questa ricorrenza, la Nakba, per la vale viene imposta la legge dell’Oblio non solo in Israele, ma si vorrebbe anche in Italia e in Europa, che di certo non mancano di problemi, uno dei quali è l’aumento costante dei carburanti, in Italia il più caro d’Europa, un grazioso regalo di Israele.
domenica 13 maggio 2012
Ugo Volli, professore di università pubblica a Torino, esce allo scoperto contro un altro professore di università pubblica, entrambi pagati dal contribuente italiano.
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| Ugo Volli, università di Torino |
• Postilla: rinvio. –
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