Il 28 gennaio 2009, dieci giorni dopo la conclusione nominale dell’Operazione “Piombo Fuso” (27 dicembre 2008 - 18 gennaio 2009) si tenne a Roma un Seminario sulla guerra israelo-palestinese, che ebbe come suo relatore principale Ilan Pappe. A domanda del pubblico, che gli chiedeva un parere sull’attribuzione al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dell’equiparazione fra antisionismo e antisemitismo, lo storico ebreo israeliano Ilan Pappe rispose che si deve essere antisionisti se non si vuole essere antisemiti. Da questa sua dichiarazione abbiamo tratto l’idea per questo blog e l’ID “Antisionista”. A questi concetti è da aggiungere l’analisi di Gilad Atzmon sulle politiche dell’identità ebraica, che dall’Inghilterra sta suscitando un interesse e dibattito crescente. Dal punto di vista teologico per noi il giudaismo è rappresentato da movimenti come Neturei Karta, da studiare, non assolutamente dal fanatismo sionista religioso che teorizza l’uccisione dei gentili e trova sostegno nel cristiano sionismo che corrompe il messaggio evangelico per avallare l’esproprio di terre e la pulizia etnica. Questo blog è un momento pubblico di studio e di critica politica e teologica, almeno finché le leggi e la costituzione vigente ancora lo consentono.

martedì 29 maggio 2012

«Diaspora» o «quinta colonna»? - Come uno stesso fatto può essere visto con occhi diversi

Trovo particolarmente distorsivo della realtà delle cose il testo dell’hasbarota Manfred Gerstenfeld, che appare sulla testata di propaganda online «Informazione Corretta». Non abbiamo né tempo né voglia per analizzare a fondo questo sconcertante e inquietante testo che pone paragoni impossibili e falsi. Le generazioni di meridionali che spinti dalla fame sono emigrati nelle Americhe si sono trovati davanti al dilemma: o ritornare al paese dopo pochi anni con il gruzzolo racimolato lavorando o rimanere sempre colà, diventando cittadini americani e ritornando spesso solo per fare la guerra contro la madrepatria in obbedienza al loro nuovo paese che con l’Italia entrava in guerra. Non sono mai stati una “quinta colonna” ai danni dello stato “ospitante”. La qualifica di “quinta colonna” non è qui data da me, ma emerge dal libro e dagli articoli di Gilad Atzmon sulle politiche identitarie ebraiche, dove il problema della doppia fedeltà è chiaramente posto. Esso diventa particolarmente grave in periodo di guerra. È da notare che ogni “ebreo” che con passaporto americano o europeo si reca in Israele assume immediatamente la cittadinanza israeliana ed ottiene non pochi benefici. Avraham Burg che ancora conservava il passaporto francese ha ben pensato di approfittarne e lasciare Israele, da lui definito “uno stato alla nitroglicerina”. Per non correre il rischio di riferire cose inesatte si rinvia al libro di Israel Shahak che tratta questi aspetti sulla cittadinanza e sul modo in cui è regolata. Shahak parla anche di un rapporto di “dipendenza” dei membri della “Diaspora” (cosiddetta, ma non vi è mai stata nessuna “dispersione”, come sanno gli storici): un ebreo che non viva in Israele sarebbe un ebreo di rango inferiore ed esiste un atteggiamento di superiorità da parte di quelli che risiedono in Israele, che possono mandare “ordini” alle loro quinte colonne. È anche singolare come a un non-ebreo che si converta al giudaismo e diventi cittadino israeliano si chieda espressa rinuncia alla cittadinanza originaria. Sempre Atzmon cita spesso Weizmann, quando dice che non esistono ebrei francesi, tedeschi, inglesi..., ma solo “ebrei” che si trovano a risiedere in Francia, Germania, ecc. Difficile immaginare tanto disprezzo per il paese in cui si vive e dove si occupano spesso posizioni di privilegio. Esiste insomma un possibile conflitto fra gli “ebrei” della «Diaspora» e i popoli presso i quali convivono non si comprende bene a quale titolo. L’hasbarota Gerstenfeld non solo non sembra averne nessuna consapevolezza, ma crede che addirittura l’«atipicità» possa costituire un “modello” da esportare. Davvero un mondo alla rovescia. Ogni emigrante che lascia con successo la sua terra di origine per trovare accoglienza e fortuna altrove, assume la cittadinanza del luogo dove ristabilisce i suoi interessi ed i suoi affetti. Con il tempo dimentica perfino la lingua del paese di origine ed i suoi figli neppure più la imparano. È normale. È logico. È giusto. Ma con la “Diaspora” ciò non avviene: ubbidiscono ad Israele  anche contro lo stato e il popolo in cui risiedono. È normale? È giusto? È logico?

lunedì 28 maggio 2012

Quale «ideologia suprematista»? - Il mondo alla rovescia nei “corretti commenti” sionisti: 1. Giovanni Quer.

Fra i “servizi” del sito di propaganda israeliana “Informazione Corretta” è ormai consuetudine affidare ogni settimana ad un sionista di provata fede il “commento” dei fatti della settimana, visti per l”appunto da un “corretto” punto di vista sionista. Poiché questi signori hanno un modo di ragionare e di vedere tutto loro – sono un mondo a parte, beninteso un mondo “eletto” e “superiore” al nostro – può essere istruttivo talvolta seguire le loro connessioni neurali. Se possibile, o almeno facciamo tutto il possibile, evitiamo la polemica, che con questi signori è sempre sconsigliabile. Ma poiché i loro testi sono accessibili a chiunque navighi in rete, dovrebbe essere lecito a chiunque farsene un’opinione e poterla anche esprimere. La premessa può sembrare oziosa, ma non è così: sono centinaia di migliaia le persone penalmente perseguite per il solo “reato” di essere di diverso avviso rispetto a ciò che la propaganda israeliana e le loro quinte colonne negli stati pretende di imporci come articoli di fede e come opzione politica obbligata senza contare le distorsioni e falsificazioni dei “fatti”, per l’appunto della settimana e di ogni giorno. Il signor Quer si presenta come il “giurista” del gruppo, suscitando invero spesso la nostra ilarità. Ma questa volta il tema non ha neppure una infarinatura giuridica. Si tratta invece di una terminologia che rovescia malamente concetti del libro di Gilad Atzmon, di cui parliamo spesso. È un libro concentrato sulle politiche identitarie del sionismo e da dove si ricava la piena comprensione della ideologia razzista e genocida, che è praticata in Israelem dove Atzmon è nato e vissuto fino a quando non ha deciso di abbandonare il paese. Atzmon teme fortemente la concreta possibilità di un conflitto nucleare dovuto propria alla follia che in Israele si trova al governo e dispone addirittura di armamenti nucleari, che dovremmo considerare leciti se posseduti da Israele e illeciti se si suppone altri vogliano dotarsene. In realtà, si tratta di un mero pretesto, come già i falsi armamenti di Saddam, per scatenare una nuova guerra di aggressione ad una potenza regionale, l’Iran, che finora non ne ha voluto sapere di sottomettersi al giogo Usrael. Questa la verità vera che può comprendere anche un bambino. Ma il “giurista” Quer commenta sionisticamente la stato del mondo nella settimana appena trascorsa, parlando di un “primatismo razzista e suprematista” attribuito... all’Iran (!), non ad Israele, come fa Atzmon, che equipara Israele allo stato nazista, per la sua dottrina del “Lebensraum” e per tante altre cose. Ed invece il sionista Quer pensa di applicare i concetti di Atzmon all’Iran, che mai in oltre cento anni ha mosso guerra a nessuno. Sarebbe utile una precisa definizione dell’«antisemitismo», se questa signore fosse in grado di fornircela e che leggeremmo con molta attenzione se ha valore scientifico e non è una collezione di contumelie come soltanto ha saputo fare Domenique Vidal. Esilarante l’esordio sulla «politica del dialogo», quando Israele pensa di avere un diritto divino a premere il grilletto ed è rotto ad ogni inganno per condurre a compimento il processo di pulizia etnica premeditato fin dal 1882 ed attuato in grande stile nel 1948, come (non noi) un altro ebreo israeliano documenta. Ancora più esilarante l’espressione: “una potenza che si credeva investita della missione del dominio ariano”, senza accorgersi che sta esattamente descrivendo l’«entità sionista»: basta che sostituisca “ebraico” ad “ariano”. E ciò era vero non solo prima che il nazismo fosse (1933-1945), ma ancora prima che Hitler nascesse. Mah! Quel che è certo e si può documentare è che ormai la quasi totalità dei media occidentali (carta stampata, televisioni, logorrea dei politici comprati e corrotti…) è parte integrante (non mero strumento!) di una guerra in atto, nella quale ci si vuole spingere a forza, rendendo responsabile l’uomo della strada di “crimini” di cui è del tutto ignaro ed impotente.  Nel solo Iraq sono stati fatti oltre un milione di morti perché così è piaciuto all’«entità sionista». Ed adesso si vuol fare il bis con l’Iran. Non bastando la proprietà e il controllo della carta stampa e delle televisioni, massicci investimenti sono stati fatti anche nella rete, dove questo signore opera per conto della propaganda israeliana sul web italiana. Ma visto che siamo sul web il migliore commento al “corretto commento” è quello di Beppe Grillo, che con eguale posta in eguale data Lor Eletti Signori tentano di diffamare. Ecco il video ‘incriminato’ dove gli ascari di IC non sono in grado di lasciare un comment che abbia un soggetto ed un predicato ed un minimo di argomentazione razionale:

Assolutamente da leggere
La realtà della “pulizia etnica della Palestina” è tale che nessuno arrampicamento sugli specchi, nessun artificio di propaganda, può minimamente scalfire nella sua tangibile evidenza, fattuale evidenza. Anzi quanto più diventa sfacciata la propaganda “negazionista” della pulizia etnica, della Nakba, tanto più salta agli occhi di quanti erano rimasti ignari di cosa sia avvenuto in Palestina non solo dal 1948 ad oggi, ma dal 1882 in poi. I libri veritieri sulla questione non sono numerosi quanto i libri menzogneri, ma Verità e Menzogna non sono cose che possono mettersi ai voti e spesso i rapporti sono ribaltati: la verità “ufficiale”, sancità per legge e sanzionata penalmente, è spesso soltanto una menzogna “ufficiale”. Speriamo che la democrazia della rete, chiaramente una rete “libera”, faccia giustizia delle oscene menzogne che ogni giorno i “corretti informatori” propinano per uso interno, ma anche con l’intenzione di ottenere qualche conversione alla religione della menzogna.

Postilla: l’impudenza che non conosce limiti. – Sulla “pulizia etnica della Palestina” il discorso è di una semplicità unica. Gli abitanti autoctoni e millenari della Palestina furono massacrati e cacciati da gente che era da poco sbarcata e venuta da fuori: vengo e ti caccio e mi prendo quello che è tuo e cancello ogni tuo diritto e memoria. Ci si può arrampicare sugli specchi quanto si vuole, dando sempre più la sensazione della violenza, della sopraffazione, della menzogna, dell’inganno. Ed è curioso che proprio ai “profughi” palestinesi del 1948 si voglia negare quel “diritto al ritorno” che invece si riconosce a chi mai in quella terra a messo piede, ma si suppone che siano discendente dei “profughi” del 70 d.C. Risibile ed indecente!

giovedì 24 maggio 2012

Una vecchia nota di agenzia, del 2010, sul lobbismo parlamentare

Il mondo del sionismo e della sua penetrazione lobbistica in tutti gli ambiti della società e della politica, dell’economia e della produzione normativa, è così ramificato ed intricato che non basta una sola mente umana per tenerne traccia. Stavamo per cestinare questa vecchia nota di agenzia, che invece pare utile  riportare tale è quale:
 Parlamento: nasce il Comitato dei sostenitori di Israele
David Rotem
Lucio Malan
David Rotem
ROMA, 2 apr - Nasce il Knesset Christain Allies Caucus in Italia, il Comitato dei sostenitori di Israele all'interno del Parlamento italiano. L'organismo (Kcac) verra' presentato mercoledi' 7 aprile alle 15 nella Sala Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, al termine di un incontro promosso dal segretario di Presidenza di Palazzo Madama Lucio Malan al quale partecipera' la delegazione del Knesset Christian Allies Caucus, guidata dal presidente David Rotem e composta dal direttore Josh Reinstein, da Orit Noked, vice ministro per l'Industria Commercio e Occupazione e dal Rabbino Benny Elon, presidente della International Israel Allies Caucus Fundation. Prendera' parte ai lavori l'ambasciatore d'Israele in Italia, Gideon Meir.
Costituitasi all'interno della Knesset nel 2004, il Knesset Christain Allies Caucus conta 17 deputati israeliani appartenenti a 5 differenti gruppi parlamentari. Attualmente il Kcac e' presente con proprie sezioni in 13 Paesi e all'interno delle istituzioni dell'Unione europea.
L'obiettivo del Christian Allies Caucus e' quello di costruire linee dirette di comunicazione tra i componenti della Knesset e esponenti politici cristiani in tutto il mondo, allo scopo di sviluppare le relazioni giudaico-cristiane sulla base dei valori comuni e a sostegno dello Stato di Israele, luogo d'origine sia dell'Ebraismo, sia del Cristianesimo.

(ASCA, 2 aprile 2010)
Da allora il progetto è andato avanti né del resto era nato allora, se un ritornello che si trova spesso nei libri di Noam Chomsky suona all’incirca così: “meglio investire in un politico, che in un carro armato”. Se si vanno ad analizzare le composizioni dei parlamenti americani, inglesi, francesi, tedeschi ed anche italiani, si trova una presenza che non può non impensierire il popolo ignaro che pensa di essere sovrano ed è invece solo bestiame umano, di cui altri fa uso e abuso, certi che mai vi sarà reazione alcuna. Infatti, in un episodio credo riportato nel libro di Mearheimer e Walt, un parlamentare americano richiesto del perché avesse sposato gli interessi sionisti, spiegava che la cosa comportava per lui evidenti e tangibili vantaggi, mentre dall’altra parte non vi erano reazioni di controinteressati: ecco svelato uno dei “misteri” della cosiddetta democrazia, basata sulla rappresentanza parlamentare. Chi ha i soldi per comprarsi un deputato, se lo compra. Quelli che votano (se votano), in realtà sono dei numeri che non contano nulla, non hanno voce, sono “segreti” ed anonimi, non hanno un volto e se parlano o protestano vi è anche in rischio che finiscano in prigione. Se si vanno ad analizzare i momenti genetici della produzione normativa – ad esempio da noi la legge Mancino nonché le memoriali – si vede come il diritto stesso diventa strumento di oppressione, i cui esecutore tecnici sono i tanto decantati e mitizzati signori Giudici, in realtà burocrati cui è delegata l’esecuzione delle di Leggi prive di qualsiasi maestà.

giovedì 17 maggio 2012

I Protocolli di Tolosa ed il «razzismo» secondo Dominique Vidal. – Sulla recezione in Francia del libro di Gilad Atzmon


Appunto perché si tratta di un libro serio oltre che coraggioso, ogni critica che si riesca ad esprimere sul libro di Atzmon, uscito in traduzione francese, sarebbe assai interessante. Ma è difficile trovarne di critiche filosoficamente fondate. È invece facile leggere insulti, demonizzazioni, ostracismi. È il caso di un lungo post (testo e commenti) di Dominique Vidal, che evita di confrontarsi con il libro di Atzmon, ora disponibile in lingua francese. Il titolo ad effetto, scelto da Vidal per il suo post, è tanto ingiusto quanto elusivo delle questioni poste da Aztmon: Le protocoles de Gilad Atzmon, risalente all’11 aprile 2012. Una reazione a tono viene da un altro blogger francese, Jonathan Moadab, che titola: «Si Gilad Atzmon est antisémite, alors je le suis aussi!», dalle pagine virtuali del blog “Gazette d’un Robespierriste” del 14 maggio 2012. In effetti, è impossibile non essere d’accordo con Atzmon, se non si riescono a trovare valide contro-argomentazioni al suo libro che in 200 pagine spazza via tonnellate e tonnellate di propaganda sionista e di pregiudizi sedimentati nelle forme e nelle sedi più disparate. Ed invece cosa sa dire il signor Dominique Vidal, il cui curriculum si può leggere nell’edizione francese di Wikipedia? Per quel che vale questa fonte di informazione, si legge che sarebbe Vidal autore «d'une synthèse des travaux des nouveaux historiens allemands sur la Shoah». È appena il caso di ricordare che la ricerca storica sulla “Shoah” non è libera né in Germania né in Francia e la galera è dietro l’angolo per chiunque voglia interessarsi di questa materia fuori dai canoni consentiti e imposti per legge. Ragion per cui quando Vidal dice che una certa “opinione” è un “delitto”,  la frase suona sinistra e lascia intendere una delazione pronta dietro l’angolo. Nessuno sarà così incauto da mettersi a discutere con lui, magari lasciandosi ingannare da sue apparenti riserve critiche verso la legge Fabius-Gayssot.  Anche se non lui direttamente, tanti altri sono pronti a fare il lavoro sporco. Ecco le sue testuali parole, con le quali il francese Vidal crede di poter liquidare il libro di Atzmon:
Dominique Vidal
Gilad Atzmon me propose de discuter de ses «idées»: je ne le ferai évidemment pas. À mes yeux, le racisme, quels qu’en soient la cible et le prétexte, ne représente pas une opinion, mais un délit. Il ne se débat pas, il se combat.
La risposta ci appare del tutto inaccettabile sotto molteplici aspetti che tenteremo di illustrare brevemente, evitando di ritorcere contro lo stesso Vidal l’accusa di «razzismo». Intanto, non è qui che possiamo trovare una critica filosofica al libro, se ne siamo alla ricerca. All’inettitudine omissiva si aggiunge una vera e propria carognata, richiamandosi egli positivamente ed in appoggio ad una stranissima reazione al libro di Atzmon venuta nientepopodimeno che dagli attivisti del BDS ovvero gli ultimi che potevano avere interesse ad un attacco ad Atzmon. Per costoro si potrebbe credere, se non fosse del tutto assurdo pensarlo, che stiano facendo il gioco del Mossad e che siano al loro servizio. Naturalmente, è del tutto assurdo e quindi assolutamente da escludere. Ma è deplorevole come essi non capiscano che se vogliono uscire dalla subalternità della loro lotta ed opposizione, debbono accogliere e sviluppare nei suoi aspetti pratici proprio le tesi contenute nel libro di Atzmon, che per quanto ci riguarda abbiamo letto e riletto nell’edizione inglese, leggeremo in quella francese e quando sarà finalmente uscita ˇedizione italiana, lo leggeremo anche in italiano, per averne la massima intelligenza possibile. Ogni discussione intorno al libro – qui mancata – è però egualmente importante ed utile ai fini della comprensione: il contenuto di un libro si prolunga e proietta nelle discussioni che suscita e nella sua recezione lungo il corso degli anni. Il peggio che possa passare ad un libro è di restare ignorato del tutto o in parte: fortunatamente non è il caso del testo di Atzmon, che già nei primi mesi ha scatenato un dibattito furibondo. Di certo, per quanto ci riguarda, dunque, non abbiamo bisogno degli estratti di Vidal, che saltiamo e che egli espone come fossero corpi di reato senza nulla intorno ad essi. Immagina forse che leggendoli un lettore pensi subito quello che lui pensa, si stracci le vesti e si metta a gridare al... “delitto”!

I firmatari palestinesi della Lettera ad Atzmon – maturata in ambiente americano e analizzata da Roger Tucker – dovrebbero capire, magari con l’aiuto del libro di Gada Karmi, come tutta la forza dell’«entità sionista» che opprime il popolo palestinese (che loro dicono di rappresentare) poggi su due pilastri portanti ed essenziali: per un verso sul complesso di colpa alimentato negli europei dalla legislazione repressiva sulla Shoah e per l’altro sulle assurdità dei cristiano sionisti americani, la cui teologia politica fa sorridere ogni cattolico che abbia fatto un modesto corso di catechismo nella sua parrocchia. Il libro di Atzmon con la sua analisi delle politiche identitarie ebraiche libera non solo i palestinesi dalle loro catene, ma soprattutto i popoli europei ed americani. Si tratta comunque di un caso interessante di cui dovremmo occuparci ancora, per comprendere le ambiguità interne ai movimenti di solidarietà verso il popolo palestinese. Sbaglia del tutto Vidal se crede che il libro di Atzmon sia rivolto ai «simpatizzanti» della causa palestinese, che sarebbero indotti in errore. Nessuno potrà aiutare i palestinesi se per un solo istante dismetteranno la loro resistenza e la loro lotta o si lasceranno ingannare da un “processo di pace” che è in realtà il processo della loro lunga agonia, magari aiutata da quelli che Atzmon ci ha ormai insegnato a chiamare “antisionisti sionisti”, alquanto inferociti per essere stati scoperti. Il libro di Atzmon riguarda principalmente la coscienza europea e la sua percezione dell’ebraismo, una coscienza che è stata violentata e tenuta sotto continuo ricatto dalla fine della guerra ad oggi. I palestinesi si ritroveranno liberi, quando gli europei avranno liberato se stessi da un complesso di colpa che non ha ragion d’essere anche per un fatto generazionale e che è mantenuto in vita da una Inquisizione che trova i suoi amministratori nelle sedi più disparate e fra  personaggi che vogliono stare al di sopra di ogni sospetto.

Silvia Cattori
Se dunque non si vuole attribuire ad incapacità la mancata risposta, forse si tratta del timore che una diffusa consapevolezza delle verità o «idee» contenute nel libro di Atzmon ponga fine ad una soggezione servile che per troppo tempo ha gravato sulle teste dei cittadini europei ed americani, vuotando anche le loro tasche. Basterebbe un solo istante per illuminare le menti. Ha un bel dire Vidal ai suoi corrispondenti che essi «ne voient apparemment pas qu'ils jouent avec le feu». Questi gli rispondono prontamente «que l'UJFP aussi joue avec le feu d'une certaine façon...» ossia che la carta della repressione, dell’insulto, della demonizzazione, della galera per chi la pensa diversamente possono alla fine aprire gli occhi ai più e tutto d’un colpo come un fulmine che squarcia le tenebre. I problemi posti da Atzmon sono seri e serie nonché rispettose dovrebbero essere le risposte.

Jacob Cohen
Non credo tuttavia che Vidal sia capace di dare una risposta filosofica ad Atzmon e chiunque altro si sarebbe sentito onorato di raccogliere la sfida. Ma Vidal preferisce l’insulto senza accorgersi di quanto la sua supponenza sia intrisa di quel “razzismo” che rimprovera al suo avversario di cui non sa essere all’altezza. La presunta superiorità morale di Vidal gli fa sentenziare che esistano delle “opinioni” che in quanto tali sono dei delitti. Ma il verbo latino opinor si traduce nelle lingue moderne con “opinare, supporre, immaginare, stimare, pensare, credere, giudicare”, non con un qualsiasi “fare” che possa concretizzare un “delitto”, un “crimine”, un “reato”, per il quale viene comminata una pena da scontare in carcere o in altri modi. In pratica, Vidal dice: ciò che io “opino, suppongo, immagino, stimo, penso, credo, giudico” è cosa giusta, buona, lecita, perfino lodevole, necessariamente condivisibile, mentre lo stesso non vale per te che puoi soltanto compiere “delitti” non per aver fatto qualcosa, ma semplicemente perché tu osi diversamente da me “opinare, supporre, immaginare, stimare, pensare, credere, giudicare”. Si fa un gran ciarlare e ciurlare di “diritti umani” e ci si erge a fustigatori di un “opinabile” «razzismo» senza accorgersi di cadere poi in gravi incoerenze intellettuali e morali, salvo che non ci si senta forti del braccio secolare dei signori Fabius e Gayssot con i quali non vi è proprio nulla da discutere.

Ali Abunimah, primo firmatario
Scherza con il fuoco Dominique Vidal, quando ironizza su chi sarebbero gli “amici” dei palestinesi e come con questi “amici” non si avrebbe bisogno di “nemici”. Sbaglia di grosso se pensa che i possibili Lettori del libro di Atzmon siano necessariamente attivisti del BDS. Essi hanno invece il gravoso compito di essere in primo luogo amici di se stessi e della loro libertà, indipendenza, sovranità, messe in ceppi dai tabù creati dai vincitori del 1945 e dalle loro mosche cocchiere. Quando avranno liberato se stessi e la loro coscienza, cadranno come d’incanto le catene che da oltre 60 anni causano sofferenze indicibili ai palestinesi ed a tutto il mondo arabo, retto da  despoti corrotti e venduti che rispondono non ai loro popoli, ma alle Israel lobbies che negli Usa e in Europa condizionano i governi. Non è forse venuto Jeff Halper in Europa a dire che la sua lotta contro la demolizione delle case palestinesi si può vincere solo in Europa e non nella Palestina occupata? Non va in giro per l”Europa e l’America il giovane Omar Bargouti a raccogliere adesioni per il suo BDS nel quale pone tutte le sue speranze? A chi pensa di rivolgersi? Ai Dominique Vidal,  agli “antisionisti sionisti” che l’«ebreo» Gilad Atzmon ha il merito di aver messo a nudo? Solo lui poteva farlo, lui ebreo nato in Israel, con il nonno terrorista dell’Irgun, lui che in Israele ha perfino adempiuto al servizio militare. Lui che non è un “esule” – come scrive Vidal –, ma uno che se ne andato, disgustato da una terra non sua, che è stata usurpata in suo nome, un nome fasullo che gli è stato pure imposto, da quando i “coloni” invasori ed usurpatori nel periodo del mandato britannico hanno preso d’assalto l’Ufficio dell’anagrafe per darsi nuovi cognomi posticci di ascendenza biblica e mascherare in questo modo la loro estraneità da una terra che hanno occupato violando i comandamenti biblici del non uccidere, non rubare, non mentire. Lui che con assoluta fedeltà e lealtà si riconosce nella sua cittadinanza britannica.

Gilad Atzmon
Scherza con il fuoco Dominique Vidal, quando ipocritamente fa sembrare che prende le distanze dalla legge Fabius-Gayssot, mentre invece ci sguazza dentro come un’anatra e se ne serve per lanciare i suoi insulti non solo contro Atzmon ma contro ogni suo lettore che nell’ambito linguistico inglese, francese... italiano ne possa condividere il contenuto ed in esso riconoscersi. Uno scrittore, meglio un filosofo non “inventa” i suoi contenuti, ma li estrae dalla coscienza dei suoi lettori e di quanti gli sono vicini e vivono prigionieri dentro la caverna platonica, da dove non si vedono gli oggetti dell’esterno ma solo le loro ombre deformate. Non è forse la Francia il paese dove qualche mente cancerogena aveva pensato di far adottare ad ogni bambino francese delle scuole elementari un bambino morto in Auschwitz, che avrebbe dovuto accompagnarlo per tutta la sua vita come un angelo custode? Da simili barbarie il libro o meglio la persona, l’impegno, il coraggio di Gilad Atzmon ha il pregio di liberarci, indicandoci una strada che tuttavia siamo noi tutti a dover percorrere per riconquistare la libertà e la dignità che ci è stata tolta in questo mezzo secolo. E proprio vero quel che Vidal dice senza volerlo di se stesso:
 «Avec des “amis” comme ça, les Palestiniens n’ont pas besoin d'ennemis!». 
Laurent Fabius
Con simili amici alla Vidal i palestinesi possono stare certi che le loro catene saranno più strette non solo nella fabulistica dei Due Stati, l’uno accanto all’altro, in una pace che Vidal con la sua fervida fantasia riesce ad immaginare che possa essere «juste et durable», ma neppure nel mitico “Stato Unico” che a Ghada Karmi – profuga palestinese del 1949 – appare l’unica soluzione possibile. In realtà, non siamo noi europei che abbiamo il diritto di indicare gli assetti costituzionali di una Palestina usurpata, occupata e chissà quando “liberata”. Noi abbiamo il gravissimo compito di liberare innanzitutto noi stessi e gli «ebrei», di cui Atzmon denuda ed analizza le politiche identitarie, hanno il dovere di dirci a quale popolo appartengono, a quale fedeltà e lealtà si sentono legati, cosa stanno a fare in mezzo a noi, a chi servono: ai paesi in cui vivono o a Israele di cui rischiano di apparire quinte colonne. Noi non «siamo Israele», come pretenderebbe una sionista nostrana che siede nel parlamento italiano unicamente per occuparsi degli interessi e degli affari di Israele.

 Or bene, noi non crediamo alla possibilità etica del razzismo nella misura in cui un uomo (anche il più antipatico e detestabile) resta sempre un uomo per l’altro uomo e giammai un cavallo o una gallina: nessuno ch’io sappia si accoppia con un cavallo o una gallina per trarre diletto sessuale e generare prole. Se sotto il nome di “razzismo” vogliamo giustamente combattere ogni discriminazione e violazione della dignità umana, noi europei dovremmo guardare al presente ciò che accade nella Palestina occupata da “coloni” – e non solo coloni, come giustamente insegna Aztmon – sbarcati dall’Europa. Dovremmo anche smetterla di correre dietro a conigli di pezza o lasciarsi irretire da un mondo di spettri, come fa il nostro “uomo” che esordisce con Tolosa. Se non è un false flag affidato ad un disgraziato già nelle grinfie dei servizi segreti, resta un modesto fatto strumentale. Fino ad oggi il nome Dominique Vidal ci era del tutto ignoto, ma non ci piace nessun uomo che dice ad altro: io con te non parlo. Non so quale nozione di “razzismo” egli abbia, ma se non si trova qui l’essenza di ogni razzismo, allora il termine è uno di quei concetti polemici che non significano nulla e servono solo per una moderna caccia alle streghe.

Jean-Claude Gays
In Francia, in effetti, con la legge Fabius-Gayssot – fortemente voluta ed imposta dalla comunità ebraica – questo genere di caccia è ampiamente praticato ancora oggi. Probabilmente il libro di Atzmon giunge in una fase in cui questa legge infame, indegna delle tradizione francesi di libertà, trova nuovi oppositori e fa sorgere crescenti perplessità anche da parte di chi ha il compito di amministrare la giustizia dei tribunali. Su questi aspetti giustamente Bricmont richiama l’attenzione in una lettera di risposta a Vidal, assai più garbata di quanto io non sia capace in genere. Si tratta di una legge che qualcuno ha voluto e che vuole ancora mantenere. È la legge che consente di dire ad un Vidal che una “opinione” non è un processo interno della mente, ma un “delitto”. Il prossimo passo potrebbe essere in un mondo orwelliano una lobotomizzazione collettiva dei cervelli affinché pensino ciò che di volta in volta viene classificato come “corretto” da chi ha in mano il potere.

Le Olimpiadi del servilismo

Pierluigi Battista, premiato da Israele

Fresco di premio, Piggi Battista si esplica in un nuovo pezzo sul “Corriere di Sion”. Se la prende con gli organizzatori dei giochi olimpici di Londra per non essersi dimostrati ancora più servili di quanto non abbiano fatto dedicando a SION addirittura il Logo dei giochi stessi. Come se non bastasse hanno perfino sconvolto la geografia, portando Israele in Europa e lasciando la Palestina in Asia. Infatti, come è stato appurato, per non far passare Gerusalemme come capitale dichiarata della Palestina, quest’anno ammessa ai giochi, e in forza di diritto internazione Tel Aviv come capitale dello «stato ebraico-sionista» di Israele, hanno abolito per tutti gli stati l’indicazione della capitale e promosso Israele in Europa. Mai si era visto tanto servilismo. Ma per Piggi Battista non è ancora sufficiente: ci voleva il minuto di silenzio per i morti (solo 11) delle Olimpiadi di Monaco: le Olimpiadi di Londra che ricordano quelle di Monaco! Forse oltre che servili, gli organizzatori di Londra non sono stati ancora tanto ottusi da non capire che a lungo andare dei “Giochi” non sarebbe rimasto più nulla, a piegar troppo la schiena o a urtare troppo l’altrui sensibilità e intelligenza. Naturalmente, per la zucca di Piggi non passa neppure per un istante che morti per morti uno potrebbe pensare che abbia più senso non uno ma due minuti di silenzio per i 1400 morti di Piombo Fuso, o per quelli della Mavi Marmara, o per quelli della Nakba, o per gli innumerevoli “omicidi mirati” o per i noti e ignoti “piani di decapitazione”, o in ricordo del povero Mordecai Vanunu, che fece sapere al mondo dell’esistenza dell’atomica israeliana, oggi divenuto un segreto di Pulcinella. Vanunu fu con l’inganno fatto uscire da Londra ed attirato a Roma, dove fu rapito ed impacchettato e spedito nello stato “ebraico-sionista”, dove è tuttora sorvegliato a vista, avendo già deciso che non conveniva all’Hasbara spedirlo direttamente al creatore… Bah! Al “Corriere di Sion” sono proprio convinti di avere a che fare con Lettori di bocca buona. Ma forse lo scopo di Piggi è solo quello di ottenere un altro ambito Premio per la sua devozione alla causa di Sion!

Postilla. – Potrebbe essere una specie di censimento del grado di infiltrazione della propaganda sionista fare una elencazione dei quotidiani e dei giornalisti che gridano allo “scandalo” che è tale solo per loro. Ma è cosa troppo scontata e vanamente dispendioso il prestarvi attenzione.  Vi è solo da sperare con Beppe Grillo che questo genere di stampa e di giornalisti embedded abbiano i giorni contati, anche se su internet occorre fare i conti con l’esercito dei troll mobilitato da Tel Aviv. Per un blogger esperto non è però difficile riconoscerli e neutralizzarli. Sulla formazione dei “monopoli mediatici” si legga questo interessante articolo in “Come don Chisciotte”.

martedì 15 maggio 2012

Cronache dell’Anticristo: la “redenzione mediante il peccato”. - Da Sabbatai Zevi e Jacob Frank al sionismo. - Nel 64° anniversario della Nakba e della Fondazione dello Stato di Israele


 Oggi ricorre l’anniversario della Nakba, ossia della più criminale pulizia etnica della nostra epoca, che è viva e attuale e presente e i cui attori sono a piede libero. La tragedia altrui, anche del nostro nemico, richiede sempre il rispetto da parte di chiunque appartenga al genere umano: non è possibile ed ammissibile l’irrisione. Del «nazismo» o del «fascismo» o perfino dell’inesistente «nazifascismo» ci viene inflitta una “narrazione” da parte di un regime che non è mai stato capace di conquistarsi una propria legittimità, ma che ha dovuto fondarla sulla delegittimazione dei governi precedenti, cessati non per la sovrana volontà dei loro cittadini, ma per mera possanza delle armi, non sempre al servizio del Bene. Questi armi – ormai ogni persona di buon senso lo può dire – non hanno instaurato il regno del Bene, del Diritto, della Giustizia che prima non esisteva, ma hanno essi stessi superato tutto il Male, l’Illegalità, l’Ingiustizia che la loro propaganda e la loro storiografia partigiana ha attribuito al Nemico sconfitto. E si badi bene: noi siamo nato dopo. E nessun cialtrone può farci viaggiare nel tempo e farci nascere prima di quando siamo effettivamente nati per renderci responsabili per fatti che mai avremmo potuto compiere. Ho sempre detto che “fascismo” e “nazismo” sono definitivamente cessati nel 1945 e che chiunque si professi o venga tacciato di essere “fascista” o “nazista” compie o gli è attribuito un falso storico. Ma sulla propaganda terrorista questi signori hanno vissuto e continuano a prosperare. Dice un grande pensatore: «Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri... Ma essi hanno vissuto sempre cosi». Proprio lo stato di Israele, di cui Cartolina celebra i fasti è l’esempio più eclatante della distruzione di qualsiasi parvenza di diritto internazionale, di giustizia, di eticità. Su questo non vogliamo ora stancamente ritornare. Introduciamo invece un nuovo tema, il cui spunto ci viene dato da un libro, appena letto, di Maurizio Blondet: Cronache dell’Anticristo. Giunge, in questi ultimi mesi, opportuno il libro e l’analisi di Gilad Atzmon, già tradotto dall’originale inglese in lingua francese e che ancora tarda nella traduzione italiana. È giusto indicare le nostre fonti. Direi che il concetto centrale, ricavabile dal libro di Blondet, e con il quale meglio si possono capire le assurdità dell’Hasbara è il concetto di “redenzione mediante il peccato”, da non confondere con la redenzione cristiana, teologicamente fondata sul sacrificio di Cristo in croce per la redenzione dei nostri peccati. Qui invece si vuole il Male per il Male, per conseguire il Regno sionista che è di questo mondo. Quindi,  rimangono inconstestabili la pulizia etnica, i massacri, le uccisioni, i furti, le umiliazioni inflitte alla popolazione palestinese, ma è proprio questo che vogliono. È ingenuo da parte nostra pensare che si tratti di “errore” morale da parte di un “peccatore”, che si può sempre redimere e resta sempre cristianamente suscettibile di “perdono”: vogliono ed hanno sempre voluto e sempre vorranno quello che hanno fatto e che per noi non può essere che il Male. La “pulizia etnica della Palestina” per noi è di assoluta evidenza e non ha alcuna giustificazione etica o giuridica possibile. È grottesco quanto contrario ad ogni evidenza fattuale pretendere e voler dar ad intendere che sulla Mavi Marmara i morti ammazzati, le persone inermi prese di assalto nel cuore della notte, siano stati essi gli aggressori, mentre i loro assassini sarebbero stati gli aggrediti: al confronto la favola del lupo e dell’agnello è una lirica innocente. Ancora più allucinante è lo spettacolo di un milione e mezzo di persone rinchiuse come in un grande stadio, dove un esercito armato di tutto punto massacra quanti sono imprigionati, mentre il mondo cosiddetto civile se ne sta a guardare e sembra bersi le indecenti bugie dei media... Tutto questo è concettualmente e moralmente assurdo. Se vogliano davvero capire quel che succede, dobbiamo seguire un’altra strada, tenere altri discorsi. Siamo nel campo della Teologia Politica i cui temi sono alquanti complessi.
Postilla 1: quale “reputazione”? – Se andiamo bene a ricostruire l’«immagine» di Israele, troviamo un’incredibile investimento finanziario e politico nell’acquisizione dei canali di informazione e formazione della cosiddetta “opinione pubblica” ovvero “pubblicata”. Per liberarsi di successivi e ripetuti depositi di ideologismi e pregiudizi inoculati nelle nostre menti basta però ricondurre le cose alla loro logica e percezione elementare. Ad esempio, proviamo di essere seduti in una panchina ne parco. Arriva qualcuno, si siede al fianco senza neppure chiedere permesso e quindi con uno spintone ci butta fuori della panchina. È quanto in forma assai più brutale e cruenta è andato succedendo in Palestina per lo meno dal 1882. Il diritto “originario” alla panchina sono chiacchiere che restano tali, malgrado una propaganda incessante consapevolmente orientata all’inganno. Nel link si noti l’uso del termine «dichiarazione» con la quale i capi sionisti portarono a compimento il loro piano con una «dichiarazione» unilaterale e la si confronti con la rigida opposizione a che oltre 60 anni dopo anche lo «stato palestinese» di Abu Mazen procedesse con analoga “unilateralità”. Non è alla logica che ci si deve rivolgere per avere intelligenza delle cose, ma alla teologia politica.

Postilla 2. – Piuttosto vuoto di contenuti il commento di Cartolina, come del resto nella sua norma. Intanto, non è vero che non vi è stata nessuna commemorazione in Italia della Nakba. Per chi abita in Roma ieri pomeriggio era deviato il traffico per chi doveva passare per Piazza dell’Esquilino, dove appunto era in programma una commemorazione che avrebbe dovuto durare fino a tardi. Sono in attesa di notizie. Inutile aspettarsele dal tg e dai media sotto controllo israeliano. È da ricordare che la Memoria della Nakba è divenuta un “reato” a partire dallo scorso anno. Chissà che un simile reato non venga introdotto anche nelle “colonie” d’Europa. Certamente, vi sono molti gruppi e persone che oramai conoscono questa ricorrenza, la Nakba, per la vale viene imposta la legge dell’Oblio non solo in Israele, ma si vorrebbe anche in Italia e in Europa, che di certo non mancano di problemi, uno dei quali è l’aumento costante dei carburanti, in Italia il più caro d’Europa, un grazioso regalo di Israele.

domenica 13 maggio 2012

Ugo Volli, professore di università pubblica a Torino, esce allo scoperto contro un altro professore di università pubblica, entrambi pagati dal contribuente italiano.

Ugo Volli, università di Torino
Se ne esce oggi con una nuova esternazione, l’Illustrissimo Prof. Ugo Volli, da noi affettuosamente e scherzosamente detto Cartolina,  a noi noto unicamente per la sua attività instancabile di propagandista del sionismo e di Israele, nonché accompagnatore di viaggi di istruzione in Israele. Non vogliamo prendere posizione e proporci come avvocato difensore di quegli o quell’altro, soprattutto senza averne o volerne il mandato. Soprattutto se questi si può difendere da sé con gli argomenti che gli sono propri. Il nostro punto di vista vuole essere di terzi. Intanto all’origine della vicenda vi è una lezione o una intervista che uno degli storici “maledetti”, il “reietto” Robert Faurisson avrebbe dovuto tenere all’università di Teramo o altrove. L’oggetto di ciò che aveva da dire o avrebbe potuto dire non ci interessa. Poteva anche essere una spiegazione del gioco della tombola. Chiaramente, se avesse detto che determinati cittadini di Teramo o di altri paesi sono dei “c...” o simili, scatterebbero subito le norme penali sulla diffamazione e su violazione di privacy. Ma tolti questi casi eclatanti ed evidenti, non vi è dubbio di sorta che se avesse voluto sostenere che le pugnalate inferte a Giulio Cesare furono 22 anziché 23 si sarebbe trattato di una manifestazione di pensiero assolutamente lecita. Ma non è ancora questo il punto, che attira la mia attenzione. Vi fu – e questi signori ne vanno fieri – una raccolta di firme (circa 900 nomi sempre rintracciabili in rete) affinché Robert Faurisson non parlasse delle pugnalate che causarono la morte di Giulio Cesare (ovvero questioni diverse). Il terrore che la comunità ebraica fu in grado di suscitare ed i meccanismi censori che produsse non possono non far riflettere sulla distribuzione dei poteri non solo in questa nostra disgraziata Italia, ma soprattutto sul piano globale. Ebbene, ponendo che io – senza necessariamente condividere la teoria delle 22 pugnalate in luogo delle canoniche ed ufficiali 23 – avessi voluto assistere alla conferenza del “negazionista” (sic!) Faurisson, me ne è stata tolta la possibilità ed il diritto. Ciò che mi indigna non è tanto che ad una qualsiasi persona in questo disgraziato e servile paese sia stato impedito di parlare, ma soprattutto il fatto che a chiunque altro su 60 milioni di abitanti sia stata tolta la possibilità e il diritto (non certo l’obbligo!) di poterlo ascoltare, se mai ne avesse avuta la curiosità. E non è il primo caso del genere. Ricordo vagamente, ma con certezza, come decenni or sono ad un’altra “strega/stregone” di nome David Irving sia stato pure impedito di parlare, questa volta non in una struttura pubblica, come è ancora una università, luogo che dovrebbe deputato alle discussioni e alla dispute scientifico-dottrinali, ma in una privatissima sala di albergo, dove uno paga per lo spazio occupato e dice quel che ha da dire. Il “reietto” Irving fu rispedito indietro, appena sceso dall’aereo. Qui c’è qualcosa che non va: c’è del marcio nel regno di Danimarca, e bisogna porsi seriamente molte e molte domande. E la prima sarebbe questa: ma il possesso esclusivo della Verità Unica ed Incontrovertibile dove mai può averlo attino Ugo Volli Cartolina? E soprattutto su cosa basa il suo diritto a ficcare nella nostra testa la sua personale e peculiare Verità? E cosa sono tutte queste incredibili notizie (oggi!) di... libri (!) trovati in case private ed indicati come corpo di reato? Succedono cose strane, troppo strane per essere ancora tollerate. Nella testata di propaganda sionista in cui Cartolina si esprime quotidianamente o quasi vige il principio che  ciò che costoro dicono e scrivono rientra perfettamente nella libertà di pensiero e di espressione, ma che le opinioni diverse dalle loro sono... dei crimini! Difficile trovare altrove tanta arrogante impudenza. In pratica, quella che è stata certamente una tragedia (i campi di concentramento, tutti i campi di concentramento) all’interno di una tragedia ancora più grande (la guerra civile europea dal 1914 al 1945) si è trasformata in una vera e propria religione, alla quale si è obbligata a credere sotto pena di carcere dura e scomunica sociale. Non un fatto storico da studiare ed indagare con gli ordinari metodi della ricerca storica, ma una coercizione a credere quale ormai non hanno più i dogmi della chiesa cattolica, imposti per secoli dalla Santa Inquisizione. Tutto questo è assurdo, sconcertante, inaccettabile. L’Inquisizione esiste ancora, ma ha mutato il suo oggetto e la sua ragione sociale.

Postilla: rinvio. –